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Il consumo di suolo è inarrestabile

Tempo di lettura 1’30”

Allarmanti gli ultimi dati resi noti dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente

E’ un dato di fatto, il consumo di suolo è inarrestabile e nemmeno lo stop imposto dalla pandemia è riuscito a fermarlo.

Ha continuato ad avanzare, anche nel 2020, a una velocità di 2 metri quadrati al secondo.

Si stima che ogni italiano, a oggi, abbia a disposizione circa 360 metri quadrati di cemento.

Un lusso che non possiamo più permetterci, né dal punto di vista ambientale né economico” ha sottolineato durante la conferenza stampa il presidente di ISPRA, Stefano La Porta.

Invece di riqualificare spazi già edificati, che di certo non mancano, sono stati consumati in sette anni 700 ettari di suolo agricolo e il trend è sempre in crescita.

Un dato a dir poco allarmante che, se si confermasse anche in futuro, creerebbe danni ingenti che costerebbero assai cari, innanzitutto per la nostra sicurezza, ma non solo, sarebbero un salasso anche per le nostre tasche.

Dal punto di vista strettamente economico, il costo complessivo che l’Italia potrebbe essere costretta a sostenere a causa del consumo indiscriminato di suolo, perdendo importanti servizi eco sistemici, tra il 2012 e il 2030 sarà compreso tra gli 81 e i 99 miliardi di euro, in pratica la metà del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

Ma non è solo questo il problema.

Secondo gli ultimi dati resi noti dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, che fotografano la situazione attuale e quella futura, analizzati nell’edizione 2021 del Rapporto sul “Consumo di Suolo in Italia” presentata da ISPRA il 14 luglio scorso, dal 2012 a oggi il consumo di suolo ha impedito la fornitura di 4 milioni e 155 mila quintali di prodotti agricoli, l’infiltrazione di oltre 360 milioni di metri cubi di acqua piovana (che ora scorrono in superficie aumentando anche i rischi per la nostra sicurezza) e lo stoccaggio di quasi 3 milioni di tonnellate di carbonio.

L’incremento maggiore, quest’anno, si è visto in Lombardia, che torna al primo posto tra le regioni con 765 ettari in più in 12 mesi, seguita da Veneto (+682 ettari), Puglia (+493), Piemonte (+439) e Lazio (+431).

La qualità del suolo è condizione imprescindibile dello sviluppo sostenibile. Questo rapporto ci fa capire che concetti come quello di servizi ecosistemici non sono teorici. Devono invece diventare politiche” ha sottolineato il ministro delle Infrastrutture e Mobilità sostenibili, Enrico Giovannini.

 

La cosa è ancora più allarmante se si pensa che, anche di fronte alla consapevolezza di quanto l’Italia sia un paese morfologicamente fragile, sempre a rischio di dissesto idrogeologico, la situazione stenta a cambiare.

I rischi idraulici e sismici non frenano la cementificazione, si pensi che nelle aree a pericolosità idraulica la percentuale supera comunque il 9% per quelle a pericolosità media e il 6% per quelle a pericolosità elevata.

Percentuali elevate anche nei territori a pericolosità sismica alta dove il 7% del suolo risulta ormai coperto dal cemento.

Risulta, quindi, necessario invertire la rotta e mettere uno stop a questa edificabilità senza regole intervenendo quanto prima con una legge che dia reale priorità all’azzeramento del consumo di suolo attraverso un efficace piano di rigenerazione urbana.

Siamo ancora molto lontani dall’obiettivo di azzeramento del consumo di suolo netto fissato dalla Commissione europea per il 2050 e confermato nel piano di azione del Green Deal.

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