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I giunti nelle strutture interrate

Tempo di lettura 3′

Per capire a cosa servono i giunti e la loro importanza, dobbiamo partire dal significato di stabilità dimensionale, una parola che sta a dimostrare i cambiamenti di volume di alcuni materiali, al variare di umidità e temperatura ambientali.

I cls con cui vengono fabbricate le nostre strutture interrate non sono esenti da queste variabili.

Questi fenomeni possono comportare delle tensioni all’interno del getto (soprattutto se di grandi dimensioni) causando fessurazioni spontanee che in alcuni casi possono comportare problematiche infiltrative.

I giunti hanno la funzione quindi di compartimentare e/o limitare al minimo queste tensioni.

Oggi, in tanti modi, si prova a impedire che l’acqua penetri attraverso i punti critici dei getti in cemento armato, ma non sempre con successo.

Ecco perché è fondamentale, in fase progettuale, valutare la quantità e la tipologia di giunti da prevedere. Questo vale che sia che si parli di nuove costruzioni che di riqualificazione soprattutto di strutture in ambito sottoquota.

Ovviamente la presenza ed esecuzione dei giunti non dovrà inficiare la tenuta idraulica della nostra struttura interrata.

Le problematiche più diffuse in questo ambito si possono suddividere in:

  • fessurazioni;
  • riprese di getto;
  • corpi passanti;
  • giunti di dilatazione.

Analizziamo nel dettaglio le varie tipologie sopra elencate:

Riprese di getto: Nella maggior parte dei casi non è possibile realizzare strutture monolitiche in cls in un’unica gettata. Ecco perché, nella realizzazione di un determinato elemento strutturale e soprattutto se questo è di dimensioni rilevanti  non è possibile ultimare l’opera in continuità, occorre procedere a delle interruzioni per un periodo di tempo superiore a quello di fine presa del calcestruzzo.

In questi casi si realizzano le riprese di getto in modo che ogni parte del getto successiva venga unita alla precedente, realizzando così, per fasi, una struttura monolitica.

Può essere il caso di collegamento tra muri di fondazione, con quelli verticali, la continuità strutturale viene garantita sia dai ferri di ripresa, che, da una corretta esecuzione della ripresa di getto, l’impossibilità di creare una saldatura tra i getti produce linee potenziali di passaggio dell’acqua.

Per proteggere questa “discontinuità” tra i getti il mercato dell’edilizia propone diverse soluzioni. Tra le varie opzioni la prima è quella di inglobare nel getto della struttura portante (orizzontale e verticale) un Waterstop in PVC o polietilene saldato in continuo ad accostamento sulle testate dei vari getti. Esistono anche Waterstop con alette di bloccaggio da inserire nel getto, questi materiali vengono posati in fase pre-getto e possono essere di complicata gestione perché necessitano di gabbie d’armatura opportunamente sagomate e  nel caso di infiltrazioni risultano di complicata riparabilità.

Queste soluzioni ampiamente diffuse nel mercato ma a volte, proprio per il fatto di essere “passive” al passaggio con l’acqua, possono essere limitate in termini di impermeabilizzazione.

Sfruttando invece le note caratteristiche intrinseche della bentonite di sodio, (che a contatto con l’acqua rigonfia formando un gel impermeabile), un’altra opzione è l’applicazione di cordoli bentonitici.

Questi giunti bentonitici hanno la funzione di saturare eventuali vuoti (ad esempio nidi di ghiaia, vespai, ecc.) che si possono formare alla base dei muri o lungo le estremità dei getti conseguentemente alle operazioni di scarico del calcestruzzo dalla betoniera.

Tali soluzione possiede caratteristiche di:

  • elevata capacità espansiva (sino a sei volte il loro volume iniziale);
  • elevata resistenza al carico idraulico;
  • praticità di applicazione (sufficiente un martello per fissare i chiodi).

La loro eccezionale plasticità permette inoltre una perfetta adesione al supporto e il loro comportamento ai cicli di idratazione intermittente risulta ottimale. La rete di fissaggio, fornita, ne ritarda il rigonfiamento nel caso di accidentale contatto con acqua, (pertanto è possibile il loro impiego anche in caso di pioggia)  e mantiene fermi i giunti durante le fasi di getto.

Per quanto riguarda invece le possibili riparazioni a posteriori in ambito interrato, per bloccare eventuali infiltrazioni dalle zone dei giunti, vengono proposte 2 soluzioni a tenuta idraulica:

  • La più pratica e veloce è quella di applicare in corrispondenza della fessurazione/giunto una soluzione composta da un nastro elastico a base di polimeri termoplastici e da un adesivo epossidico bicomponente, in modo da poter sigillare il punto di venuta all’acqua ma nel contempo permettere il libero movimento della zona in cui questa fessurazione si è creata.

Sicuramente il vantaggio nell’utilizzare questa soluzione per un applicatore è la celerità e la pulizia dell’ intervento.

 

La seconda soluzione invece, un po’ più “laboriosa” ma altrettanto efficace, prevede la rottura in profondità della zona di fessurazione per almeno 6 cm, andando poi ad applicare un mastice idroespansivo, per poi richiudere la fessura con una malta impermeabile.

Questa è la soluzione localizzata più efficace, permette  infatti di intervenire direttamente sul punto di venuta d’acqua.

Le soluzioni appena citate possono essere applicate nelle riprese di getto, ma anche per lesioni strutturali, fessurazioni di vario tipo che comportino venute d’acqua o meno.

Si possono anche applicare in situazioni di corpi passanti che attraversano la muratura dall’interno all’esterno, in modo da impedire l’ingresso dell’acqua tra il materiale con cui è composto il corpo passante e la struttura in cls in modo tale da mantenere la nostra struttura interrata completamente asciutta.

Fessurazioni o giunti spontanei: questa tipologia di giunti si manifesta con la presenza di fessurazioni casuali che si originano nelle strutture in c.a. specialmente quando queste si sviluppano lungo una direzione principale (ad esempio i muri interrati perimetrali di un edificio).

Nelle zone più deboli si presentano anche in maniera diffusa, della grandezza di qualche millimetro e l’origine di queste può derivare da movimenti strutturali, assestamenti, cambi di quota o di spessore, ritiri o tensioni che si verificano nella massa del cls.

Per evitare queste problematiche il mercato offre una soluzione brevettata che deve essere prevista già in fase progettuale.

Si tratta di cordoli bentonitici fissati all’interno di un particolare manufatto plastico, studiato ad hoc.

Questi elementi permettono la realizzazione del così detto “fusibile strutturale”. Tale “fusibile” viene inserito, in fase di getto, nella muratura stessa, a intervalli calcolati. Questi fusibili sono deputati a divenire delle sezioni predeterminate per la formazione delle fessurazioni da ritiro dei getti (che avverrebbe comunque ma in modo casuale), in modo tale che all’interno delle stesse siano quindi già presenti i cordoli bentonitici necessari alla loro spontanea sigillatura in caso di infiltrazioni. L’interasse di questi manufatti può essere calcolato, in linea generale e in modo empirico, dividendo l’altezza del muro (espressa in metri) per il doppio del suo spessore (sempre espresso in metri), ottenendo così l’interasse cercato. È ovvio che ciò offre la possibilità alle maestranze di realizzare getti di lunghezza teoricamente infinita (limitata solamente dal numero di casserature a disposizione), senza la necessità di ricorrere a frazionamenti degli stessi o di dover riparare eventuali infiltrazioni (con costi aggiuntivi e risultati incerti) una volta terminati i getti. L’enorme vantaggio è riuscire a pilotare nella posizione del “fusibile” (da cui il nome) l’inevitabile fessurazione del calcestruzzo, senza compromettere la continuità della gettata e quindi senza avere “giunti di lavoro”.

Sistema waterstop costituito da cordolo bentonitico per la sigillatura della ripresa di getto e fusibile strutturale per pilotare le crepe dei fenomeni di ritiro del cls in fase applicativa.

Giunti di dilatazione/strutturali o di lavoro: questa tipologia di giunti riguarda l’interruzione della continuità di un’opera.

Questo distacco risulta di fondamentale importanza per:

  • evitare che con i cambiamenti di temperatura e dilatazioni termiche si provochino variazioni igrotermiche, ritiri o cedimenti, consentendo il libero movimento/dilatazione di una pavimentazione, soprattutto su grosse campiture evita danneggiamenti e fessurazioni.
  • evitare danneggiamenti sismici (argomento sempre più attuale), durante un sisma, due zone affiancate della stessa struttura con un comportamento sismico diverso, rischiano di rompersi nella zona di contatto andando ad urtare tra loro.

Esistono vari metodi per proteggere e sigillare queste tipologie di giunto,  tra cui dei profili in gomma di caucciù combinata con polimeri idrofili, specifica per i giunti di lavoro, siano essi di dilatazione o di movimento, (sono di varie forme e dimensioni). La logica funzionale è la stessa degli waterstop bentonitici: a contatto con l’acqua questi profili si idratano fino a completa saturazione del polimero idrofilo, fino a raddoppiare il volume iniziale, neutralizzando qualsiasi carico dinamico gravante sulla struttura, grazie all’elevata elasticità dei profili. Attivabili anche in presenza di acqua salata e incostante, senza alcun pregiudizio alla stabilità prestazionale del prodotto, la spiccata resistenza alla spinta idrostatica e la perfetta tenuta idraulica sono garantite, oltre dalle caratteristiche fisiche del materiale, dall’eccezionale pressione esercitata sulle superfici di contatto.

Le stesse soluzioni, con le dovute accortezze possono essere applicate anche in situazioni di criticità, in ambito manutentivo.

Applicazione Cordolo espansivo su giunto strutturale in  platea

Ricordiamo che il risultato di un buon lavoro dipende dalla qualità dei sistemi utilizzati e soprattutto dalla competenza con cui questi, sono scelti ed applicati.

Andrea Biscaro – Formazione Volteco

I Prodotti suggeriti

WT 102 è un profilo idroespansivo a base di Bentonite di Sodio naturale e gomma butilica.

Sigilla le riprese di getto nelle strutture in calcestruzzo armato, anche in presenza di forti spinte d’acqua.

E’ una combinazione di elementi impermeabili per il trattamento dei giunti e delle fessure.

Composto da un NASTRO ELASTICO a base di polimeri elastomerici TPE e da un ADESIVO EPOSSIDICO bi-componente.

AKTI-VO 201 è un mastice idroespansivo dalle grandi prestazioni per la sigillatura e l’impermeabilizzazione definitiva di corpi passanti e fessurazioni in genere.

È la soluzione risolutiva più efficace, che permette di intervenire direttamente sul punto di venuta d’acqua.

BREAK è un elemento scatolare autosigillante a tenuta idraulica studiato per regolare e sigillare le eventuali fessure spontanee del calcestruzzo armato che si formeranno solo in sua corrispondenza.

Al passaggio dell’acqua verranno autonomamente sigillate grazie all’azione idroespansiva del giunto bentonitico presente al suo interno.

ADEKA KM è una guarnizione idroespansiva con un’elevata resistenza al carico idraulico che crea un’ottimale sigillatura dei giunti di dilatazione e contrazione, anche ammalorati, in qualsiasi struttura di calcestruzzo armato.

Disponibile in diversi formati, è indicata inoltre per la realizzazione di guarnizioni di tubazioni in calcestruzzo o metallo.

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