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Procedure di scavo e costruzione

Tempo di lettura 2’05”

Le costruzioni interrate oramai sono diventate una consuetudine, vengono richieste frequentemente per i più svariati scopi: dalla costruzione ex novo di ambienti alla riqualificazione di locali esistenti, dall’inserimento di infrastrutture alla creazione di parcheggi e autorimesse, insomma le possibilità sono moltissime.

 

Ma,a prescindere dalla loro destinazione d’uso, richiedono comunque una realizzazione piuttosto complicata che necessita alla base di conoscenze sia tecniche che normative.

Concentriamoci sulle prime, ambito a noi più familiare.

 

Innanzitutto, è bene fare una premessa: a seconda che vengano progettate in aree urbane più o meno congestionate ovvero sottoposte a vincoli di carattere storico/artistico necessitano di differenti tipologie di scavo per profondità, dimensioni, tecniche di intervento che, a loro volta, influenzano la scelta del sistema di impermeabilizzazione.

I Prodotti suggeriti

Membrana Amphibia

E’ una membrana impermeabile PRE-GETTO, reattiva al contatto con l’acqua, AUTO-RIPARANTE, AUTO-SIGILLANTE e AUTO-AGGANCIANTE al calcestruzzo.

È composta da un manto continuo polimerico multistrato, con funzionalità differenziata per una totale tenuta stagna delle strutture interrate dalle infiltrazioni d’acqua.

Sistema Biflex

E’ una combinazione di elementi impermeabili per il trattamento dei giunti e delle fessure.

Composto da un NASTRO ELASTICO a base di polimeri elastomerici TPE e da un ADESIVO EPOSSIDICO bi-componente.

SCAVO A CIELO APERTO

Lo scavo a cielo aperto, il sistema più tradizionale di intervento, è anche quello più economico in quanto più semplice degli altri, andando a sfruttare l’angolo naturale di attrito interno del terreno ai fini della stabilità dei pendii dello scavo.

 

Sostanzialmente consiste nella preliminare esecuzione di una trincea nel terreno sul fondo della quale vengono poi posate sovrastrutture, infrastrutture e tutto ciò che sia stato previsto dalla progettazione.

 

La costruzione si sviluppa dal basso verso l’alto senza comportare limitazioni in termini di sistemi impermeabilizzanti da adottare.

Tuttavia, le operazioni di scavo a cielo aperto non sono agevolmente praticabili in tutte le realtà, come nei centri storici, nei piccoli centri abitati, nelle zone particolarmente trafficate, … perché spesso richiedono molto spazio nel caso in cui la portanza del terreno sia limitata.

RIFODERA

In presenza di infiltrazioni d’acqua e problemi di umidità che si verificano in locali sotto piano di campagna, è bene ricorrere alla “rifodera”.

Ma in cosa consiste? Si tratta di operazioni di scavo all’interno di una struttura preesistente che richiedono particolare attenzione per il rischio di danneggiare le strutture portanti dell’edificio sopra cui si eseguono.

 

In via preliminare è necessario rimuovere intonaci, pavimenti, tutto quanto sia interposto tra la struttura e il sistema di contenimento acqua, in quanto l’impermeabilizzazione deve essere a diretto contatto con la struttura stessa in c.a. progettata per resistere alla spinta idraulica.

 

Per impermeabilizzare efficacemente l’interno si può ricorrere a intonaci impermeabili a spessore, rivestimenti elastici oppure membrane idro-espansive.

BOTTOM UP

Gli interventi di scavo in zone parzialmente edificate o particolarmente congestionate non sono cosa semplice.

Richiedono innanzitutto la progettazione di opere che consentano la realizzazione dello scavo senza andare a creare pregiudizio alle zone adiacenti ove siano presenti ad esempio edifici.

 

Lo scavo Bottom Up, in tali circostanze, è il più indicato in quanto prevede la realizzazione di una “scatola provvisionale”, una sorta di sostegno su tutti i lati che servirà sia per contenere il terreno circostante che per evitare l’entrata di acqua di falda, all’interno della quale verrà poi realizzata la struttura finale.

 

Tale scatola viene realizzata attraverso l’utilizzo di opere provvisorie destinate all’impermeabilizzazione della struttura sotto-quota, a volte recuperabili a volte no, che possono essere di tre tipi: diaframmi, pali o palancole.

 

I diaframmi, strutture prefabbricate o gettate in opera, sono considerate le migliori in termini di contenimento del terreno e di abbattimento della portata idrica.

Anche l’impiego di file di pali (palificata) infissi, installati nel terreno senza asportazione di materiale, ovvero trivellati, ottenuti per preventiva asportazione del terreno e successivo getto con conglomerato cementizio, rappresenta un’ottima alternativa per creare un’efficace barriera idraulica.

 

Le palancole, infine, posizionate in sequenza formano una parete verticale continua (palancolato) inserita a profondità maggiore di quella dello scavo.

Possono essere utilizzate come efficace barriera idrica solo nei terreni privi di rocce, sassi o altri elementi che possano impedirne l’infissione meccanica nel terreno.

TOP DOWN

In aree urbane complesse e centro storici, la procedura di scavo Top Down è sicuramente la migliore, in quanto permette di realizzare velocemente spazi interrati senza invadere aree esterne e/o danneggiare fabbricati esistenti situati in prossimità dello scavo.

 

La programmazione dei lavori cambia. Si inizia partendo dal piano strada anziché dalle fondazioni, invertendo dunque l’organizzazione degli interventi.

 

L’esecuzione dell’opera comincia con la realizzazione dei diaframmi, che diventeranno le pareti esterne della scatola di calcestruzzo armato che fungerà da sostegno del terreno circostante, e che saranno immediatamente impermeabilizzate.

 

Si comincia così a costruire e a impermeabilizzare dall’alto procedendo via via verso il basso a vantaggio della parte in superficie che torna agibile in breve tempo.

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